'L'eleganza del pianoforte esalta Ravel e Bartok', L'Arena (C. Zocca), 2024
(...) Il duo Ballista-Dalla Chiara ha saputo confrontarsi in modo appropriato ai due differenti stili e approcci strumentali: quello di Ravel, tutto giocato a mezzetinte, come un delicatissimo acquarello, quello di Bartok dall'incisività talora violenta, ma non esente da una grande maestria nella scrittura contrappuntista. Due pianisti di grande esperienza.

‘Macugnaga Piano Trail, un'edizione di qualità’, il Torinese, (M. Martellotta), 2020
Si è conclusa con un ottimo consenso di pubblico anche l’edizione 2020 del Magugnaga Piano Trail, che si è svolta interamente online a causa delle restrizioni necessarie in seguito al contenimento della pandemia da Covid 19.  
(...) Nella terza serata si è ritornati a Chopin con l’esecuzione dei due studi n. 1 e n. 12 op.25 ad opera di Albertina Dalla Chiara. Questa pianista, docente e musicologa, ha incantato con la perfezione e pulizia dei suoni: le note di Chopin, intense e cariche di nostalgia, sono giunte nelle case degli spettatori, come una cascata preziosa e inarrestabile, che ha fatto toccare con mano la meravigliosa grazia della musica densa di romanticismo del compositore polacco. Inoltre, chi non avesse avuto l’opportunità di seguire le sue esibizioni nelle grandi sale da concerto, ha avuto l’occasione di ascoltare e vedere questa grande interprete in un contesto più intimo e raccolto.

‘Romanticismo e rivoluzione’, Times of Malta (A. Storace), 2015
(Schumann Fantasiestücke op.12) (…) Gli stati d’animo contrastanti, tra gli altri, di esuberanza e malinconia, speranza e delusione, languida meraviglia e incubi spaventosi, si alternano in tutti i pezzi ben caratterizzati dalla pianista, dando forma a una descrizione pittorica compatta e allo stesso tempo trattata con grande cura per concludersi, dopo tutti i saliscendi, su una nota gloriosamente epica.
(…) Dalla Chiara ha dedicato il resto del suo recital a Skrjabin, scomparso un secolo fa. Il mondo di suoni completamente nuovo è stato quasi uno shock per le orecchie accordate sui pezzi precedenti. Un’esperienza molto impegnativa, eccitante e quasi uno squillante invito ad ampliare ed estendere i limiti.
Il tributo che la pianista ha riconosciuto a questo compositore poggia intensamente su uno sguardo profondo nel mondo di Skrjabin, indubbiamente affinato attraverso i suoi lunghi anni di studio in Russia.
La Sonata n. 2 in sol diesis minore op.19, in due movimenti molto contrastanti (andante-presto), rivela le sue precoci influenze romantiche pur utilizzando il suo linguaggio con solo tracce di Romanticismo.
Più propriamente definita una sonata-fantasia l’opera si dispiega brillantemente. Le risorse della pianista ben si adattavano alla sonata, impegnativa dal punto di vista tecnico.
All’andante lirico e sereno è seguito un presto decisamente tempestoso, veloce, energico e tuttavia costantemente articolato. Si rivelano qui e là nell’op.19 embrioni di quelle che saranno le ingegnose future caratteristiche della piena maturità stilistica di Skrjabin emersa più marcatamente nei successivi Preludi op.74 e in Vers la flamme, un poème pour piano op.72, che hanno concluso il recital.
In questi pezzi ‘testamentari’ la pianista ha dimostrato chiaramente un costante progresso lungo il percorso della atonalità, dissonanza, materiale tematico focoso e travolgente unito a un’aria esotica e mistica.

‘Dalla Chiara al pianoforte, un’ottima resa di Skrjabin’, L’Arena (G. Villani), 2010
Terzo appuntamento degli Incontri dell’Accademia 2010 con una conferenza-concerto molto affollata di Albertina Dalla Chiara in Sala Maffeiana sul tema ‘Alexander Skrjabin: visione e potenza dell’arte’. Del musicista russo, anche poeta, scrittore e filosofo, la pianista ha messo in evidenza la genesi mistica, i significati profondi da cui nasce la sua musica, la ricerca ansiosa di un linguaggio musicale nuovo, che trascenda le codificazioni tradizionali e sia così strettamente legata all’esigenza di adempiere la sua missione catartica e liberatoria dell’umanità. Nel corso del suo intervento, la Dalla Chiara ha parlato diffusamente della vita di Skrjabin, leggendo passi tratti dai suoi quaderni e da scritti dell’amico Boris Pasternak: tutte fonti che documentano l’elaborato contenuto programmatico del musicista, il suo misticismo, la psicosi e la trascendenza, qualche volta difficili da definire e distinguere. Per un pianista, cimentarsi in Skrjabin significa anche confrontarsi con una tradizione interpretativa di grande spessore (Dalla Chiara si è perfezionata proprio in Russia) che parte dal compositore, trova la sua prima completa definizione con Sofronitsky e arriva a Richter. L’artista veronese ha affrontato l’esecuzione esibendosi nello studio op.8 n.11 e nella Sonata n.2 op.19, in cui Skrjabin dipinge il mare nei suoi vari aspetti di quiete, profondità, tempesta. Ha modellato il suo fraseggio sulla tradizione, pieno di esitazioni e di scatti improvvisi, pregevole per l’equilibrio tra i momenti di tensione e quelli di distensione, dal virtuosismo solido e controllato. Ma notevole è stata la sua chiarezza per la tessitura che ha reso ogni dettaglio della scrittura.
 
‘La musica da camera del Salzburger – I forti sapori mitteleuropei del trio hanno incantato il pubblico’, Gazzetta d’Asti (M. F. Berruti), 2007
Sabato scorso al Palazzo Ottolenghi la musica del Salzburger Trio, raffinata formazione cameristica dai forti sapori mitteleuropei, ha incantato un pubblico numeroso e appassionato. (…) La formazione, Luz Leskowitz al violino, Barbara Lübke al violoncello e Albertina Dalla Chiara al pianoforte, è nata da una collaborazione significativa e si è segnalata per una ricerca del suono, della sua emissione, per così dire collettiva. La prima interpretazione dedicata al Trio KV 548 di Mozart ha rivelato una leggerezza e una cantabilità assolute. L’incipit (allegretto) è parso sfuggire alla ricerca scenica per rifugiarsi nella levità delle sottili note cantate del pianoforte e ripetute dal violoncello, in un’alternanza di grande impatto. Il successivo andante cantabile si è giovato di un’espressività ampia e profonda. L’allegro finale ha rivelato agilità e scioltezza, nei sottili rimandi tra pianoforte e violino, nel crescendo (trattenuto) e in tutta la sapidità assai settecentesca della partitura. (…) I segni di un grande successo si sono avvertiti nel grande tributo di applausi seguito al termine delle esecuzioni.

‘Sinneseindrücke in Töne gesetz’, Wolfsburg Nachricht (A. Kannenberg), 2006
Unmittelbar gestalltete die Künstlerin die stimmungsvollen 12 Préludes zu ansschaulicher Bildhaftigkeit. Impressionistische Klänge von Sinneseindrücken zum Beispiel von wehenden Segeln, dem Wind in der Ebene, den Düften der Abendluft, sind feinsinnig in fantasievollen Klangnuancen festgehalten. ( ...) Später spiellte virtuose Klaviermusik von Frédéric Chopin und Franz Liszt. Klangpoesie schmelzend romantische Melodien und wilde Anhäufungen technischer Anforderungen bei Chopin, eigenwillige Themenführungen: Albertina Dalla Chiara verliert sich nicht in extremen Posen oder technischen Finessen, sie formuliert fast streng und findet ihr Hauptanliegen in musikalischen Ausdruck. ( ...) Die begeistert applaudierenden Zuhörer wurden durch eine poetische Zugabe belohnt.
(L’artista ha suonato i suggestivi 12 preludi direttamente con una chiara immaginazione. Suoni impressionisti provenienti da impressioni dei sensi, per esempio nelle vele ondeggianti, nel vento della pianura, nei profumi dell’aria della sera, sono stati fissati sensibilmente in nuances di suoni pieni di fantasia. (...) Più tardi ha suonato musica virtuosistica di Frédéric Chopin e Franz Liszt. Poesia del suono, romantiche melodie e selvaggi accumuli di richieste tecniche di Chopin, ostinate direzioni tematiche: Albertina Dalla Chiara non si è persa in estreme pose o finezze tecniche, ha formulato quasi in modo severo e ha trovato le sue motivazioni nella espressione musicale. (...) Il pubblico, che ha applaudito entusiasta, è stato premiato da un poetico fuoriprogramma.)
 
‘Un'ispirata Dalla Chiara’, L’Arena (G. Villani), 2003
(…) L’artista si è come abbandonata alle fantastiche visioni in cui si coglie la nostalgia per quell’età semplice e intatta, ancora ignara dell’assurdità dell’esistenza, felice nel suo essere al riparo dai grandi interrogativi della vita (Schumann, Scene infantili op.15). Un pianismo, il suo, che è andato a strutturarsi in una zona di maggior connotato romantico nella successiva celebre Fantasia Improvviso op.66 di Chopin, suonata a velocità sostenuta, ma con grande morbidezza ritmica. Alla passione, alla potenza sonora, ha saputo unire una lucida sensibilità per il tocco ed il fraseggio. (...) Applausi molto convinti da una sala esaurita.

Die Rheinpfalz, 2001
(Clara Wieck: Klavierkonzert a-Moll op.7) (...) Albertina Dalla Chiara aus Verona spielte den Solopart mit sicherem Stilgefühl, ausgezeichneter Technik und genauem Zusammenspiel mit dem groß besetzten Orchester, gegen dessen Klangwogen sie sich immer behaupten konnte. (...) Eine leise Zugabe, die vielleicht auch aus der Feder der Wieck stammte, bestätigte den Eindruck einen sehr sensiblen Künstlerin die in der perlenden Geläufigkeit und der Anmut einiger Abschnitte eine glaubwürdige Sachwalterin der Schumann-Gattin war.
(Clara Wieck: Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op.7) (...) Albertina Dalla Chiara da Verona ha suonato la parte solistica con sicuro senso stilistico, tecnica eccellente e un preciso affiatamento con la grande orchestra riuscendone sempre a dominare le grandi ondate sonore. (...) Un delicato fuori-programma, che ancora veniva dalla penna della Wieck, ha confermato l’impressione di un’artista molto sensibile, che nella effervescente scorrevolezza e nella grazia di alcuni tratti ha potuto sembrare una convincente rappresentante della moglie di Schumann).

‘Una coppia dall’intesa perfetta’, L’Arena (G. Villani), 2001
(…) Il violoncellista Zoltan Szabò merita un ‘eccellente’ incondizionato per il controllo dell’intonazione, la varietà dei colpi d’arco, la chiarezza dei passi più difficili. Albertina Dalla Chiara non è stata da meno del compagno. Ha giocato la carta di uno strumento vibrante di armonici, ricco di ariosità e di grazia belcantistica, ma anche di discrezione là dove doveva lasciare il passo al violoncello. (…) Un concerto che ha lasciato il segno (gli applausi del pubblico alla fine lo hanno fatto ben capire), ricco di vigore, ma anche di grazia e di buon gusto, dove la bravura dei due concertisti è stata a tratti persino ubriacante.
 
‘Uno scherzo riuscito’, L’Arena (C. Zocca), 2001
(…) Mitteleuropea per nascita e per formazione musicale, Albertina Dalla Chiara ha un approccio con la musica poco salottiero e molto interiore, con una particolare sensibilità nella ricerca delle parti interne che ama evidenziare e cantare, il che rende le sue esecuzioni assolutamente personali. L’interesse per l’indagine soprattutto timbrica condotta all’interno del pezzo ha un’efficace presa sul pubblico che ne rimane catturato, come pure viene preso dallo slancio impetuoso di certe intensità insospettabili alla vista della minuta figura che siede al pianoforte. (…) Successo entusiastico da parte del pubblico numeroso.
 
 
‘Classicismo viennese con il Trio di Verona’, Il Gazzettino (E. De Nadai), 2001
(...) Al cristallino nitore, al perfetto controllo del suono della pianista gli archi hanno fornito un ‘tappeto’ di magica soavità, solamente fiorito dai delicati interventi imitativi. (…) Il trio ha dato un’ammirevole lezione di ‘musica da camera’ nel senso di un assoluto rispetto, quasi di affetto per il reciproco apporto musicale. (...) Estremamente caloroso il consenso del pubblico.

‘Casa Tartini: concerti di altissimo livello’, La voce del popolo (S. Zannerini), 1997
(...) Il primo concerto ha visto come protagonista impeccabile Albertina Dalla Chiara, pianista veronese di classe autentica, avviata da tempo ad un’intensa attività concertistica. L’impressione iniziale, poi confermata nell’arco di tutto il programma, è quella di un’artista che attraverso la tastiera riesce a trasmettere agli spettatori, con la più grande naturalezza e lucidità, il messaggio della partitura filtrato attraverso il proprio mondo interiore, rendendoli partecipi dell’esecuzione. È una grande dote, alle cui radici è necessario dare per scontato un lungo ed attento lavoro di ricerca ed approfondimento.

‘Giordano Veronesi accoglie i giovani nella Fondazione Arena’, L’Arena (G. Villani), 1997
(…) La pianista Albertina Dalla Chiara ha concluso il concerto con una ragguardevole esecuzione di Gaspard de la Nuit di Ravel. Il risultato personalissimo ottenuto dalla nostra pianista è stato di un convincimento assoluto e la conclusione del concerto non poteva avere migliore soluzione. A lei naturalmente sono andati gli applausi di tutto il pubblico, a riconoscimento dell’alto grado di preparazione e della maturità raggiunti.

‘Impressionismo ed "esprit de géometrie", Il Piccolo (S. Bianchi), 1995
(…) La sua lettura si impone immediatamente all’ascolto per la sorvegliatissima cura nel delineare contorni formali e profili melodici. Ne esce un Debussy un po’ su carta millimetrata: ma tra le pieghe di un estenuato 'esprit de géometrie' la pianista veronese sa trarre le sottili alchimie armoniche che si annidano nell’impressionismo della scrittura debussiana. La gamma dinamica è ricca e diversificata e quanto a pulizia sembra di trovarsi di fronte ad un quadro di Mondrian.

Hamburger Abendblatt, (T. Sheuermann), 1995
(...) Nach der Pause war Albertina Dalla Chiara in ihrem Element, plötzlich entpuppte sie sich als glänzende Chopin-Interpretin. Die fünf ausgewählten hochvirtuosen Etüden (aus Opus 25) stellten sie vor keine Probleme, sie fand sogar Zeit für eine intensive emotionale Ausdeutung dieser Stücke.
(...) (Dopo la pausa Albertina Dalla Chiara era nel suo elemento, improvvisamente si è rivelata una brillante interprete di Chopin. I cinque studi, scelti tra quelli estremamente virtuosi, dall’op.25, non le ponevano problemi, ha trovato persino tempo per una intensa e emotiva espressione di questi pezzi).

‘Concert by italian pianist’ Times of Malta, (A. Storace), 1994
(Chopin E minor concerto op. 11) (...) Miss Dalla Chiara possesses formidable technique. (...) It was in the larghetto that she was at her all round best. It sounded and felt lovely, the beautifully decorative and elaborate ornamentation providing a means to an end. Her touch was even more assertive in the concluding vivace.
(Chopin Concerto in mi minore op.11) (...) (Dalla Chiara possiede una formidabile tecnica. (...) È stato nel Larghetto che ha dato il meglio di sé. Suonava e si sentiva amabilmente, le belle decorative e elaborate ornamentazioni erano utilizzate come un mezzo più che un fine. Il suo tocco è diventato più deciso nel vivace finale).

 ‘Gespannter Erwartung entsprochen’, Thüringische Landeszeitung (U. Omonsky), 1989
(Mozart: Klavierkonzert KV 271) (...) Als Solistin konnte Albertina Dalla Chiara aus Italien begrüsst werden, ein ebenfalls hoffnungsvolles Nachwuchstalent. In der klanglichen Realisierung der Mozartschen Partitur ergänzte sie sich im dialogischen Wechselspiel von Klavier und Orchester mit Henzolds Affinität zum Detail und seinem von Akribie gezeichneten Umgang mit dem Werk hervorragend. Der klaviersolistischen Interpretation oblagen beherzte wie auch zarte Tone, lockeres „Parlando“ wie rezitativische Spannung, kleingliedrige Poetik wie spielerische Virtuosität – alles von Dalla Chiara „sehr brillant (und) angenehm in die Ohren“ (Mozart) gemeistert. Nach der gehaltvollen Interpretation des umfangreichen Klavierparts dieser auch konzertgeschichtlich relevanten Komposition erscheint die Zugabe der Künstlerin besonders dankenswert. Die Chopin-Etüde gab ihr Gelegenheit zu kraftvoll-virtuosem Musizieren.
(Mozart Concerto KV 271) (...) (Solista era come gradita ospite dall’Italia Albertina Dalla Chiara, anche lei un giovane talento promettente. Nella realizzazione sonora della partitura mozartiana lei si è unita in modo meraviglioso nel dialogo tra pianoforte e orchestra alla sensibilità di Henzold (I° premio Toscanini 1988 N.d.t.) per il dettaglio e alla sua ricerca rigorosa nell’affrontare la composizione. Tutto ciò che richiedeva l’interpretazione solistica – suoni intensi come suoni delicati, un ‚parlando’ sciolto come tensione nei recitativi, poesia nei particolari come virtuosità giocosa – è stato realizzato magistralmente dalla Dalla Chiara, in modo brillante e gradevole per le orecchie’ (Mozart). Dopo l’intensa interpretazione della voluminosa parte solistica di questa composizione, rilevante anche nella storia del concertismo, il bis concesso dall’artista ci è parso particolamente degno di gratitudine. Lo studio di Chopin le ha dato l’occasione di fare musica in modo vigoroso e virtuoso).

 ‘Albertina Dalla Chiara: l’avenir pour elle’, La libre Belgique (M.P. Cantarella), 1988
(...) Albertina Dalla Chiara détient des capacités de transcendance. D’abord parce qu’elle est cultivée, profondément, et cette culture inclut le besoin de guetter et traquer la perfection. Ensuite parce que son contact avec le piano est réalisé de manière vivante, personnalisée. (...) Dès l’abord du récital parut cette oscillation contrôlée entre un jeu contenu, d’une intériorité abordant aux rives du classicisme, et une soudaine évasion vers une liberté de l’expression qui malaxera lyrisme épique, tendresse, acuité d’un rythme strictement jugulé (Schumann Fantasiestücke op.12). (...) Les ressources techniques d’Albertina Dalla Chiara feront l’objet d’un émerveillement constant (Ravel Gaspard de la nuit). (...) Ultime point d’exclamation de ce magnifique exposé: la sonate n.3 de Prokof'ev. Nous avons rarement entendu un discours aussi imagé, clair, énergique mais précis dans cette sonate.
(...) (Albertina Dalla Chiara possiede delle capacità di trascendenza. Prima di tutto perché è colta, profondamente, e perchè questa cultura include il bisogno interiore di anelare ed incalzare verso la perfezione. In secondo luogo perché il suo contatto con il pianoforte è realizzato in maniera vivente e personalizzata. (...) All’inizio è apparsa questa oscillazione controllata tra un suono contenuto, di una interiorità che approda alle rive del classicismo, e un’improvvisa evasione verso una libertà di espressione, che mescolerà lirismo epico, tenerezza, intensità di un ritmo rigorosamente severo (Schumann Fantasiestücke op.12). (...) Le risorse tecniche di Albertina Dalla Chiara saranno oggetto di una meraviglia costante (Ravel Gaspard del Nuit). (…) Ultimo punto esclamativo di questo magnifico concerto: la sonata n.3 op.28 di Prokof'ev. Abbiamo raramente ascoltato un discorso così fantasioso, chiaro, energico e nello stesso tempo preciso in questa sonata).

‘Brillante avvenire per Albertina Dalla Chiara’, Il Mattino (E. Fantin), 1985
(…) Riesce a darci il meglio di sé nell’Andante reso con un tono di candida contemplativa confessione, nota per nota, senza impacci, in modo quasi diretto. (…) Questa pianista, dalla figura umbratile e confidenziale, simile ad una Haskil, nel terzo movimento ha sfoderato le sue brillanti doti di strumentista.