© Albertina Dalla Chiara - 2022

d8664cdd-88d1-42c5-bcf6-6a99bb780c6a

Su invito del Bologna-Festival Albertina Dalla Chiara ed io tenemmo una conferenza-concerto dedicata a Ravel. Io feci le solite chiacchere dopodiché lei suonò "Gaspard de la nuit" e io mi deliziai ascoltando la delicatezza sfiorante di "Ondine" e i lugubri rintocchi del "Gibet". Mi chiesi come avrebbe reso la brutalità ossessiva richiesta da "Scarbo". Sorpreso dalla potenza di suono di Albertina Dalla Chiara, mi venne in mente l'analogia profonda ma poco nota, tra l'inizio di quella pagina diabolica e il pianismo percussivo di Bartók. Il caso volle che un paio di anni dopo tornassi ad ascoltare Albertina Dalla Chiara, questa volta a Verona, nella Sonata per due pianoforti e percussioni di Bartók (all'altro pianoforte sedeva Antonio Ballista). L'intuizione balenata a Bologna si rivelò azzeccatissima: il tocco percussivo e genialmente drammatico della pièce di Ravel rinasceva nella controllatissima aggressività della pagina bartokiana. Dunque: due volte "Chapeau"!

Enzo Restagno

 

Albertina Dalla Chiara, come pianista, ha avuto entusiastici apprezzamenti da musicisti, critici e musicologi. Tutti ammirano la prestanza del suo pianismo, il rigore filologico delle sue scelte, la sua grande espressività, la tecnica ineccepibile, e l'eleganza del suo stile. Ho avuto talvolta la fortuna di lavorare con lei in duo pianistico e, da parte mia, non posso che confermare questi apprezzamenti, aggiungendo però un'ulteriore qualità che la contraddistingue: lo "stato di grazia" che appare nelle sue esecuzioni e che le assicura sempre una rara comunicazione con il suo pubblico.

Antonio Ballista 

 

'L'arte pianistica di Albertina Dalla Chiara'
I viaggi, le peregrinazioni, le soste frettolose di città in città rendono distratti, impediscono la continuità del pensare e ne interrompono la concentrazione, sviano dagli oggetti primari. Naturalmente, ciò che per natura deve attrarre l’attenzione salta agli occhi prima o poi, ma troppo spesso poi piuttosto che prima. Ciò non vieta, tuttavia, di riguadagnare il tempo perduto. Ho conosciuto alcuni anni fa la pianista veronese Albertina Dalla Chiara, e ho imparato gradualmente ad apprezzarne l’arte interpretativa; anzi, ad ammirarla, e soprattutto a sentirla e a condividerla grazie alle emozioni che questa musicista sa produrre e grazie ai significati che attraverso le emozioni vengono trasmessi. Di quale natura sono quei significati? Uso per principio due criteri d’individuazione; la prevalenza, nell’interpretazione, dell’astrazione intellettuale (che analizza, decodifica e ricostruisce il sistema linguistico dell’opera musicale come se lo “traslitterasse”, per esempio, dall’ideogramma alla scrittura alfabetica) oppure la preminenza di un’intelligenza sensitiva fondata sull’uso dei sensi e dei moti corporei come organi d’intelligenza e di lettura del reale; in secondo luogo, la vocazione ad affrontare un testo pianistico dall’esterno (alla maniera di Benedetti-Michelangeli o di Pollini o di Serkin, casi tipici, fra l’altro, di lettura preminentemente intellettualistica) oppure dall’interno, sul modello di Gould o di Rubinstein o di Firkusny, a loro volta casi esemplari d’interpretazione genialmente sensitiva. Il caso di Albertina Dalla Chiara è quello di una pianista ultrasensitiva e introversa che, proprio entrando nel testo musicale con tutto l’abbandono possibile suggerito dalla preminenza dei sensi intelligenti e con tutta la concentrazione prodotta dall’interiorità che in origine comprime e raddensa in lei la concezione unitaria della composizione da eseguire, trova le energie adatte a sviluppare un’eloquenza di taglio perfetto, che si traduce da un lato nell’esattezza del peso, del fraseggio e della meccanica sublimata in ars poetica, dall’altro si libera da ogni condizionamento intellettualistico e da ogni mediazione. Una pianista raffinatissima e colta, cui forse la troppa cultura imporrebbe vincoli, se ella non riuscisse, con l’intelligenza sensitiva che possiede in sovrabbondanza, a rendere trasparente lo schermo che la sua introversione di fondo costruisce non come difesa ma come sfondo per leggere, in proiezione i significati della musica. Proprio per questo, il repertorio pianistico di natura simbolista e impressionista le è particolarmente congeniale, poiché le offre un cimento di chiarezza e di affinamento del suono da cui ella esce sempre vittoriosa.

Quirino Principe


Nel concerto di Milano (MiTo 2010), Chopin è apparso in tutta la sua profondità: quella dove una cantabilità brumosa fa tutt’uno con percorsi armonici e formali sempre sofferti e sorprendenti. Vi è stata alla base una felice scelta dagli Scherzi, dalle Ballate e dalle Mazurche, con la costante rinuncia agli sfoggi esteriori di bravura, così come ad ogni facile sentimentalismo. E’ sempre più raro che una mano magnifica e un perfetto appoggio in tastiera resistano alla tentazione di venire in primo piano. Albertina Dalla Chiara, che possiede al massimo grado entrambe queste doti, è parsa tutta concentrata sulle ragioni della musica; e questi testi musicali, che credevamo di conoscere da sempre, ci sono apparsi in una luce tutta nuova e avvincente.
Guido Salvetti
 
Il suo approccio interpretativo è di un’immediatezza coinvolgente e di un’innocenza disarmante. Il suo senso formale è rigorosissimo e la logica e la coerenza appaiono assolute. Una sottile vena malinconica – quasi un’imprecisata Sehnsucht – permea le sue esecuzioni, come per la sopravvivenza interiore di un’Erlebnis affettiva lontana e vaga… Forse per questo in ‘Des Abends’, in ‘Der Dichter spricht’, come pure nella centrale ‘Kalenda di Natale’ dello Scherzo in si minore, ha decisamente raggiunto un vertice di struggente verità. 

Franco Agostini

 

Albertina Dalla Chiara ha studiato sotto la mia direzione nei corsi estivi musicali a Perugia nell’estate 1979. Io la ritengo di grande talento pianistico, capace di ottenere grandi successi, se messa nella possibilità di studiare sotto una buona direzione. Penso che le sarebbe molto utile studiare al Conservatorio di Mosca e sono d’accordo che le si conceda una borsa di studio.

Stanislav Neuhaus

 

Albertina Dalla Chiara segue dal 1982 gli studi nella mia classe presso il Conservatorio Statale di Mosca. È pianista di grande talento, la sua interpretazione attrae per la sincerità, il calore e senso artistico. È dotata di straordinarie capacità virtuosistiche.

Lev Nikolaevic Naumov

 

Albertina Dalla Chiara, allieva della mia classe superiore di perfezionamento alla Accademia Musicale di Basilea, conta tra i migliori allievi che io abbia mai avuto. È estremamente musicale con enormi capacità tecniche.

Rudolf Buchbinder